Dalla comunicazione alla condivisione

Quando ci fu il primo boom dei cellulari era come se la voglia di comunicare in qualsiasi momento con chiunque si desiderasse fosse stata finalmente soddisfatta. Tutti potevano comporre un numero o cercarlo nella propria rubrica, premere sul tasto della cornetta (solitamente il tasto verde) e quindi aspettare la risposta dall’altra parte. Una vera rivoluzione nel modo di comunicare, tramite voce ed SMS, ovvero piccoli messaggi di testo a pagamento.

Oggi, invece, le tariffe per la voce e per i messaggi sono diventate secondarie, poiché l’elemento principale su cui giocano i contratti telefonici è dato dal numero di giga di dati trasmissibili in un dato arco di tempo, come ad esempio un giorno, una settimana, un mese. Molta gente oggi infatti non usa il cellulare o meglio gli smartphone per parlare o scriversi piccoli messaggi, ma per condividere ciò che fa con tutti i propri amici, conoscenti, parenti e anche con la comunità. Oggi si può condividere qualsiasi cosa con tutto il mondo, in un istante. Una foto, postata su Facebook in modalità di privacy impostata su “pubblico”, è di dominio mondiale, ciò significa che chiunque nel mondo, che sia connesso ad internet, può vederla. Lo stesso vale per testi, musica, audio, video ecc.

Sebbene offrano sempre più minuti gratis per voce ed SMS, quindi, i contratti telefonici vengono scelti in base alla loro potenzialità di condivisione dati, tanti e veloci, e non solo di semplice comunicazione di tipo 1 a 1, così com’era un tempo.

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Cambiano i telefoni o la società?

La domanda assomiglia un po’ a quella dell’uovo e della gallina, ma è questa: se non si fossero evoluti in tal modo i cellulari, vi sarebbe stata comunque una voglia di condividere i propri pensieri e i propri momenti pubblicamente così come avviene ora? Probabilmente sì, com’è sempre stato. Se i computer avevano già dato a tutti la possibilità di manifestare un proprio pensiero sui social, i telefoni smartphone consentono di farlo anche in qualsiasi momento e ovunque ci si trovi, anche se non si è al computer o se non lo si possiede affatto. Quindi, semplicemente ha dato voce a più soggetti e ha ridotto al massimo le difficoltà degli stessi di raggiungere un bacino d’ascolto considerevole. Questo, ovviamente, in alcuni casi può essere un bene, in altri meno. Se i telefoni cellulari e gli smartphone cambieranno la società in meglio o in peggio, questo lo scopriremo solo tra diversi anni.